Le nostre Riflessioni

Le idee, i pensieri, i sogni e le speranze si manifestano sull’opera nella quale lo spettatore viene accompagnato, un viaggio riflessivo dove i punti d’osservazione sono infiniti. Il quadro non ha una definizione netta ma cerca proprio di non definirsi, di non circoscrivere sempre le forme. Il quadro cerca di non farsi prendere, di non avere un’immagine sola, di non farsi conquistare da un unico sguardo. Il destino di un lavoro è implicito nella superficie che non lo regge; La preparazione del fondo dell’opera è la garanzia del viaggio felice dell’opera stessa.

Il tempo che accompagna la realizzazione di un lavoro non è un tempo desiderato ma il tempo proprio dell’opera, della sua voglia di esistere attraverso le sue metamorfosi quotidiane. L’immagine finale è sempre il risultato di un infinito numero di altre immagini. Un processo dello sguardo verso l’interno, e quindi verso il ventre della pittura.

Credo che il fondo del quadro sposti l’attenzione proprio in fondo all’anima, in attesa di una carezza del pennello, finché il colore abbia l’intonazione del velluto. Affascina molto il percorso che intercorre tra il quadro immaginato e il quadro finito, cioè tutta la parte avventurosa – caratterizzata da piccole grandi conquiste, da tradimenti, da sconfitte – che il quadro implicitamente ti obbliga a praticare. Tutto sta in questo intrigante percorso attivo che il movimento, l’occhio, la mano e l’agire sulla superficie del quadro ti impongono.

L’intenzione spesso è quella di nascondere sulle superfici fisionomie latenti, così che il quadro sembri dotato di uno sguardo, di un proprio carattere, anche smarrito nelle tracce di un’icona segreta. Credo che la nascita di una nuova immagine sia dovuta a una quantità infinita di cause e ragioni, non soltanto ideologiche o formali, e soprattutto venga nutrita continuamente da suggerimenti inconsueti e casuali.

È una pittura che assorbe gli sguardi. Il problema non è l’inizio o la fine del quadro; quest’ultima è spesso non determinata, è una sconfitta, perché magari ci si immagina una prova successiva e quindi anche una maggiore definizione. Io cerco la definizione dell’immagine che mi porti a mutamenti repentini di colori e forme, e sono quindi costretto a riproporre di nuovo un viaggio, un viaggio come trascorso, che va dalla necessità dell’opera che si chiude al di là della mia volontà.

Quando dipingo sento anche presenti echi del mio essere nato in Italia. Ho assorbito il colore della mia nazione e l’ho amalgamato insieme alle infinite sfumature del mondo, rappresentando il substrato dell’attenzione per tutto ciò che cambia, cresce e scompare, o per tutto ciò che testimonia il passato e allude al futuro. Cerco gli spazi e le situazioni in cui le mie opere possono vivere. Vorrei un osservatore corresponsabile, persino complice, del mio fare artistico.